Insegnare a produrre testi per lo studio

Redazione del testo: Gabriele Pallotti

Si dice spesso che per imparare a scrivere bene occorre leggere molto, e il consiglio sbrigativo che tanti insegnanti danno agli alunni che non scrivono bene è ‘leggi di più’. Certo, leggere male non fa, ma i suoi effetti diretti sulla capacità di scrittura sono piuttosto deboli, come quelli che può avere guardare molte partite di calcio per chi vuole diventare un bravo calciatore. Per imparare un’abilità serve allenamento, molto allenamento, che non significa solo ‘scrivere testi’, che spesso sono temi, ma allenare ogni singolo sotto-processo della competenza di scrittura con frequenti esercizi mirati (si veda la sezione sulla scrittura in questo sito): per riprendere il paragone, non si impara a giocare bene a calcio solo giocando tante partite, ma anche facendo esercizi che sviluppano abilità specifiche, che verranno poi utilizzate tutte insieme sul campo di gioco.

Inoltre, chi sa giocare bene a calcio, come chi sa suonare uno strumento o chi sa dipingere, capiscono molto meglio le partite di calcio, le partiture musicali o il linguaggio dell’arte: dunque, le abilità produttive sostengono quelle ricettive molto di più del contrario. Lo stesso vale per il rapporto tra scrittura e lettura: chi ha imparato a scrivere bene è consapevole che un testo si compone di nuclei tematici, che ha una struttura concettuale, una logica, che sta insieme grazie a una serie di legami coesivi, che richiede la scelta attenta di parole e strutture grammaticali. Questa consapevolezza lo aiuterà a smontare i testi che legge, a capirne la struttura, a estrarne cioè le idee, senza limitarsi a copiare o memorizzare qualche frase. Una lettura di questo tipo su materiali che trattano aspetti del curricolo di storia, di scienze o di altre discipline, associata a una scrittura che sviluppi gli stessi argomenti, è il modo migliore per far apprendere queste materie, generando una comprensione profonda e tracce mnemoniche durature di ciò che veramente serve ricordare.

Sono questi i motivi per cui la scrittura è uno strumento potente per lo studio delle discipline scolastiche. Bisogna però che la didattica segua alcuni principi metodologici. La scrittura per lo studio serve in primo luogo a spodestare il tema, che in molte classi è ancora il genere testuale più praticato quando si scrive. Da oltre mezzo secolo si critica il tema, per molte buone ragioni, riportate nella sezione sulla scrittura di questo sito, la principale delle quali è che sovente i temi si basano su idee vaghe, inconsistenti, che gli alunni sono costretti a partorire senza averne alcuna voglia, su argomenti spesso alieni o a loro oscuri. Scrivere per lo studio invece comporta scrivere sempre a partire da idee, informazioni, dati precisi e concreti. Per fare ciò, si fornirà agli alunni un dossier informativo, sul modello di quello usato nell’Esame di stato alla conclusione del ciclo della scuola secondaria (una volta si chiamava ‘esame di maturità’). In questo modo gli alunni non devono ‘inventarsi’ le cose da dire, ma devono raccogliere e organizzare le idee, che è ciò che si fa nella vita quotidiana e professionale; inoltre, in fase di valutazione si potranno valutare le pure competenze linguistico-cognitive, senza farsi confondere dalla valutazione della quantità di conoscenze o di fantasia dell’alunno, che riguarda un piano completamente diverso rispetto a quello della didattica della scrittura. Si noti che non c’è nulla di male nel fare svolgere attività creative, che mettano in gioco la fantasia: bisogna però chiarirsi che si tratta di una palestra di fantasia, non di scrittura.

La costruzione di un buon dossier è dunque cruciale. Il requisito più importante è che contenga dati, non spunti. I dati sono informazioni concrete, cose da dire, che l’alunno dovrà comprendere e organizzare, ma senza dovere necessariamente aggiungere altro; gli spunti, invece, sono abbozzi di idee, piste da seguire per inventarsi i propri contenuti, insomma, non sono molto diversi dalla ‘traccia’ del famigerato tema. I dati possono venire da materie curricolari oppure da qualunque altra area tematica; possono essere forniti sotto forma di immagini, video, tabelle, grafici. I dati forniti sotto forma di testi devono essere utilizzati con cautela: c’è infatti il forte rischio che gli studenti li copino pari pari, come fanno in molte ‘ricerche’, senza passare dalla fase di estrazione ed elaborazione delle idee, ma rimanendo solo al livello superficiale delle parole e frasi trasportate (con qualche adattamento, spesso maldestro) dal testo di origine a quello finale. Soprattutto nelle prime esperienze di scrittura documentata sarà dunque importante scoraggiare questo atteggiamento, fornendo dossier (quasi) esclusivamente non verbali, o contenenti poche espressioni linguistiche sotto forma di testi discontinui, cioè come tabelle, grafici, appunti. Quando gli alunni avranno solidamente interiorizzata la capacità di estrarre le idee dal dossier, e saranno consapevoli che si scrive a partire da queste idee, non da brandelli di testo copiati più o meno fedelmente, allora si potrà chiedere loro di estrarre le idee da testi verbali continui.

A livello curricolare, si partirà fornendo dossier molto semplici, costituiti da una sola fonte, come una tabella, un video, un foglio con alcune immagini ed eventuali didascalie, su cui scrivere testi molto brevi. Gli studenti si abitueranno in questo modo a lavorare sull’esattezza: esprimere poche idee in poco spazio costringe a essere precisi, a esporre fedelmente i contenuti, a organizzarli nel modo più efficace possibile. In seguito i dossier si amplieranno, contenendo varie fonti di diversa natura e complessità.

Anche le operazioni da compiere sui dati potranno essere di difficoltà crescente. Inizialmente si potranno assegnare esercizi in cui si richiede di estrarre, da pochi dati e poche righe di testo, il massimo delle implicazioni legittime possibili, discutendo poi quali di queste implicazioni sono banali, quali non sono logicamente fondate, e quali sono invece pertinenti e interessanti. Gli studenti devono abituarsi cioè a leggere attentamente le righe, ma anche tra le righe, distinguendo con cura le proprie idee da quelle presentate o implicate dal testo: potremmo parlare di ‘spremere il dossier’. Un altro lavoro utile sarà esercitarsi a manipolare le idee, in esercizi di gerarchizzazione, collegamento, divisione. In seguito, si discuteranno forme di organizzazione adatte a diversi generi testuali e a diversi effetti retorici, preparandosi cioè a stendere delle scalette per i testi. Infine, si daranno esercitazioni in cui vengono richieste tutte queste operazioni: la spremitura del dossier, l’organizzazione delle idee, la preparazione della scaletta e la redazione del testo.

Sono quindi due le dimensioni su cui si può intervenire per sviluppare gradualmente la capacità di scrivere saggi e articoli documentati: la quantità di informazioni da esporre e la quantità di operazioni cognitive da compiere. Avremo quindi tre grandi tipi di esercizi:

Esercizi di tipo A. Svolgere solo alcune operazioni cognitive su un dossier di dati abbastanza esteso e sui testi scritti a partire da esso. Ad esempio: raccogliere e/o organizzare molte idee; rivedere la forma di un testo già scritto.
Esercizi di tipo B. Svolgere una serie di operazioni cognitive complesse (come sono quelle necessarie per scrivere un testo in tutte le sue fasi) su un insieme di dati limitato. Ad esempio: scrivere un paragrafo a partire da pochi dati.
Esercizi di tipo C. Svolgere tutte le operazioni cognitive implicate nel processo di scrittura a partire da un dossier di dati esteso, per giungere alla redazione di un testo di una certa complessità e lunghezza. Ad esempio: svolgere una prova dell’esame di stato; scrivere una relazione in una disciplina scolastica; scrivere una tesina.