{"id":429,"date":"2013-07-09T15:17:42","date_gmt":"2013-07-09T13:17:42","guid":{"rendered":"http:\/\/interlingua.comune.re.it\/?page_id=429"},"modified":"2016-02-06T17:11:13","modified_gmt":"2016-02-06T16:11:13","slug":"i-testi-per-lo-studio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/interlingua.comune.re.it\/?page_id=429","title":{"rendered":"Scrivere testi per lo studio"},"content":{"rendered":"<p>Redazione del testo: Gabriele Pallotti<\/p>\n<p>Quando si parla di studio, si pensa di solito alla lettura, o all\u2019ascolto, cio\u00e8 alle competenze ricettive. In realt\u00e0, questo presuppone un modello tradizionale di studio, molto passivo, in cui lo studente incamera conoscenze trasmesse dal libro o dall\u2019insegnante: ascolta la spiegazione, legge una o pi\u00f9 volte il libro e, durante la verifica, mostra di avere memorizzato (e, si spera, anche capito) qualcosa.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, questo tipo di attivit\u00e0 \u00e8 frequentissima a scuola, ma praticamente assente nella vita, dove nessuno ci chiede di memorizzare contenuti che si trovano gi\u00e0 disponibili altrove: nella vita, personale e professionale, serve molto di pi\u00f9 sapere trovare informazioni per poi rielaborarle, quasi sempre per iscritto, in sintesi, rapporti, ricerche, relazioni. Insomma, nella vita quotidiana spesso si legge per scrivere qualcosa, e quasi sempre si scrive dopo avere letto qualcosa: le due attivit\u00e0 sono dunque strettamente intrecciate.<\/p>\n<p>Anche a livello psicologico esistono paralleli tra lettura e scrittura, e l\u2019elaborazione cognitiva dell\u2019una segue un percorso complementare rispetto all\u2019altra. Nel leggere, si parte dalla decodifica dei grafemi, interpretati come fonemi che formano parole e frasi; queste sono viste formare dei testi, da cui si estraggono idee, che vengono elaborate prima nella memoria di servizio, per dare loro coerenza, e che poi si sedimentano nella memoria a lungo termine, oppure vengono trascritte. Nella scrittura, si parte da alcune idee contenute in memoria o raccolte attraverso la lettura, che vengono organizzate in modo da poter produrre un testo coerente, composto da diverse frasi coese tra loro; queste, a loro volta, sono costituite di parole organizzate secondo regole morfosintattiche, che vengono poi trascritte come sequenza di grafemi.<\/p>\n<p>Nei due percorsi di elaborazione cognitiva appena accennati, \u00e8 importante sottolineare l\u2019importanza del piano delle idee, che devono costituire l\u2019imprescindibile punto di arrivo della lettura e il punto di partenza della scrittura. Troppe volte, purtroppo, gli studenti leggono per memorizzare frasi e brandelli di testo, qualche parola, qualche nozione, ma non estraggono veramente le idee; quando scrivono, cercano di produrre belle frasi, ma spesso non sanno nemmeno loro cosa scrivono, ripetono luoghi comuni e frasi fatte, legano pensieri per libera associazione, senza svolgere un vero lavoro preliminare sull\u2019ideazione e l\u2019organizzazione concettuale. Insomma, tanto nella lettura quanto nella scrittura, si rimane al livello superficiale delle parole e delle frasi, senza incidere su quello pi\u00f9 profondo delle idee. Talvolta \u00e8 la scuola stessa ad avere qualche responsabilit\u00e0: nelle verifiche basate sulla memorizzazione, non si d\u00e0 sufficiente importanza ai reali processi di comprensione e integrazione delle idee, o meglio, questo viene considerato il livello \u2018di lusso\u2019, per gli studenti bravi, mentre dovrebbe essere il punto di partenza irrinunciabile per tutti, su cui far svolgere numerose esercitazioni sull\u2019abilit\u00e0 di comprensione ed elaborazione delle idee, indipendentemente dalla memorizzazione. Parimenti, nella didattica della scrittura si insiste molto sulla forma di parole e frasi, e persino dei grafemi (l\u2019ortografia), con un\u2019attenzione quasi ossessiva a dettagli stilistici come la ripetizione, mentre ci si preoccupa molto meno di assicurare la qualit\u00e0 dei testi sul piano della selezione e organizzazione dei contenuti.<\/p>\n<p>Anche se non si dovrebbe dare troppa importanza alla memorizzazione dei contenuti come obiettivo pedagogico, le ricerche di psicologia mostrano in ogni caso che la memoria \u00e8 data dalle tracce lasciate da attivit\u00e0 cognitive: tanto pi\u00f9 impegnativa e sostenuta l\u2019attivit\u00e0, tanto pi\u00f9 durevole la traccia. La lettura ripetuta, che per molti studenti \u00e8 il principale metodo di studio, non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 cognitiva particolarmente intensa e lascia tracce deboli, che si cancellano dopo pochi giorni. Al contrario, un lavoro attivo di raccolta e rielaborazione delle informazioni, come accade quando le si deve (ri)scrivere, produce tracce molto pi\u00f9 profonde e durature.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Redazione del testo: Gabriele Pallotti Quando si parla di studio, si pensa di solito alla lettura, o all\u2019ascolto, cio\u00e8 alle competenze ricettive. 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