{"id":415,"date":"2013-07-09T15:15:18","date_gmt":"2013-07-09T13:15:18","guid":{"rendered":"http:\/\/interlingua.comune.re.it\/?page_id=415"},"modified":"2013-10-02T12:25:14","modified_gmt":"2013-10-02T10:25:14","slug":"i-testi-descrittivi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/interlingua.comune.re.it\/?page_id=415","title":{"rendered":"I testi descrittivi"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\"><!--\nH2 { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); }H2.western { font-family: \"Arial\",sans-serif; font-size: 14pt; font-style: italic; }H2.cjk { font-family: \"Droid Sans\"; font-size: 14pt; font-style: italic; }H2.ctl { font-family: \"Lohit Hindi\"; font-size: 14pt; font-style: italic; }P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); }P.western { font-family: \"Times New Roman\",serif; font-size: 12pt; }P.cjk { font-family: \"Droid Sans\"; font-size: 12pt; }P.ctl { font-family: \"Lohit Hindi\"; font-size: 12pt; }\n--><\/style>\n<style type=\"text\/css\"><!--\nH2 { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); }H2.western { font-family: \"Arial\",sans-serif; font-size: 14pt; font-style: italic; }H2.cjk { font-family: \"Droid Sans\"; font-size: 14pt; font-style: italic; }H2.ctl { font-family: \"Lohit Hindi\"; font-size: 14pt; font-style: italic; }P { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); }P.western { font-family: \"Times New Roman\",serif; font-size: 12pt; }P.cjk { font-family: \"Droid Sans\"; font-size: 12pt; }P.ctl { font-family: \"Lohit Hindi\"; font-size: 12pt; }\n--><\/style>\n<p>Redazione del testo: Gabriele Pallotti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I testi descrittivi sono quelli in cui predomina una rappresentazione di uno spazio, che pu\u00f2 contenere oggetti o anche personaggi che compiono azioni. In quest\u2019ultimo caso, non \u00e8 facile tracciare una demarcazione netta rispetto ai testi narrativi, ma in un testo a dominanza descrittiva non si trova una vera e propria trama, un filo che leghi degli avvenimenti in una sequenza coerente, ma solo la rappresentazione di chi fa che cosa.<\/p>\n<p>Un testo descrittivo contiene una serie di informazioni su oggetti o personaggi, per ciascuno dei quali possono venire espresse alcune propriet\u00e0: l\u2019aspetto, l\u2019attivit\u00e0 che sta svolgendo, la collocazione rispetto ad altri referenti. Non \u00e8 assolutamente possibile elencare tutti i dettagli di una situazione, e ogni descrizione \u00e8 pertanto altamente selettiva: questa scelta dipende essenzialmente dalle necessit\u00e0 comunicative. Dunque, se devo spiegare a qualcuno come raggiungere casa mia, dir\u00f2 che \u00e8 accanto a un distributore di benzina, ma non descriver\u00f2 minuziosamente quest\u2019ultimo, con i suoi colori, il numero di pompe, l\u2019ampiezza del piazzale e cos\u00ec via. Insomma, una descrizione potr\u00e0 essere pi\u00f9 o meno vivida e dettagliata, ma non sar\u00e0 mai esaustiva, e in ogni caso non \u00e8 detto che una maggiore lunghezza sia indice di migliore qualit\u00e0: la descrizione deve essere funzionale, n\u00e8 scarna n\u00e9 prolissa.<\/p>\n<p>Per produrre un testo narrativo esiste una sorta di scaletta \u2018naturale\u2019 dei contenuti, che coincide con l\u2019ordine cronologico degli eventi: si narra prima ci\u00f2 che \u00e8 accaduto prima e dopo ci\u00f2 che \u00e8 accaduto dopo. \u00c8 un modo perfettamente adeguato di raccontare una storia, e intrecci pi\u00f9 complicati possono essere dettati da esigenze stilistiche o effetti retorici, ma non sono indispensabili. Non esiste invece un modo \u2018naturale\u2019 di esporre i contenuti di una descrizione, perch\u00e9 essi possono essere raggruppati secondo diversi criteri: concettuali, ad esempio elecando prima tutte le cose poi tutti gli esseri animati; percettivi, menzionando prima gli aspetti pi\u00f9 salienti e poi i dettagli; spaziali, procedendo dall\u2019alto in basso, o in senso orario, o dal centro alla periferia o viceversa.<\/p>\n<p>Normalmente, per descrivere le entit\u00e0 nello spazio esse vengono collocate rispetto a uno sfondo o ad altre entit\u00e0: l\u2019entit\u00e0 messa in primo piano viene detta figura, o tema, quella rispetto a cui viene collocata \u00e8 detta sfondo o relatum. Ma al di l\u00e0 di questo principio generalissimo, ce ne sono altri pi\u00f9 specifici che possono essere seguiti per organizzare una descrizione spaziale:<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019entit\u00e0 pu\u00f2 essere collocata rispetto al <b>quadro globale<\/b> (cio\u00e8 la figura nel suo insieme), dicendo cose come <i>al centro ci sono dei palazzi; nell\u2019angolo in basso c\u2019\u00e8 una fontana<\/i>, oppure rispetto ad altre entit\u00e0 precedentemente mezionate, in un <b>quadro additivo<\/b> che si forma man mano, come in <i>sotto i palazzi si vedono delle panchine, accanto alle panchine ci sono dei bambini che giocano<\/i>.<\/p>\n<p>&#8211; Il quadro additivo, a sua volta, pu\u00f2 essere prodotto o esprimendo relazioni generiche di vicinanza o inclusione, dette topologiche (<i>vicino all\u2019albero; nella piazza; in classe<\/i>) oppure relazioni pi\u00f9 specifiche, dette proiettive, che fanno riferimento ad assi di coordinate spaziali (<i>a destra della bicicletta; sotto l\u2019albero; sopra la cattedra<\/i>).<\/p>\n<p>&#8211; Infine, la descrizione pu\u00f2 seguire <b>diverse prospettive<\/b>. In una <b>prospettiva fissa<\/b>, ci si immagina di vedere tutta la scena dall\u2019esterno e si segue un ordine che pu\u00f2 essere la divisione in quadranti della scena (alto\/basso, sinistra\/destra, centro\/periferia). Questa strategia viene usata tipicamente per descrivere immagini bidimensionali, come quadri e fotografie. Quando invece si descrivono ambienti pi\u00f9 complessi, come un appartamento o un edificio, spesso viene seguita una <b>prospettiva mobile<\/b>, in cui si accompagna l\u2019interlocutore in una specie di tour virtuale, dicendo cose come <i>Entrando sulla destra vedi la cucina; proseguendo per il corridoio a sinistra ci sono le stanze da letto, mentre in fondo c\u2019\u00e8 il bagno; entrando in bagno, a destra trovi la doccia. <\/i>\u00c8 tipico di questa modalit\u00e0 descrittiva l\u2019uso della seconda persona e di verbi di movimento, come <i>entrare, proseguire, continuare<\/i>. Spesso la prospettiva mobile viene impiegata anche nelle descrizioni di immagini bidimensionali, in quello che si chiama il giro dello sguardo: lo sguardo si muove sull\u2019immagine seguendo un percorso, che non \u00e8 necessariamente sistematico secondo gli assi cartesiani, ma pu\u00f2 andare da un oggetto o spazio all\u2019altro con complesse relazioni di continuit\u00e0. Con questa modalit\u00e0 si trova pi\u00f9 frequentemente la terza persona e l\u2019uso di verbi stativi, come in <i>in alto ci sono degli alberi, accanto c\u2019\u00e8 una fontana dietro alla quale si vedono dei bambini che giocano; poi ancora sotto ci sono delle case. <\/i><\/p>\n<p>Dopo avere discusso le descrizioni di entit\u00e0 relativamente fisse su uno spazio statico, possiamo brevemente accennare alla descrizione di scene che contengono azioni. Il problema, in questi casi, \u00e8 esprimere la <b>simultaneit\u00e0<\/b> tra diversi eventi in una sequenza <b>lineare<\/b> di frasi. Anche in questo caso, non esiste un principio organizzativo \u2018naturale\u2019, basilare, ma occorre compiere delle scelte, decidendo dove iniziare e come proseguire. Si possono seguire i criteri spaziali usati per descrivere gli oggetti, oppure gerarchizzare le azioni, trattandone alcune come principali e altre come accessorie: ad esempio, nel descrivere una classe piuttosto vivace, posso tenere come filo conduttore le azioni dell\u2019insegnante e collocare rispetto a queste le azioni degli alunni, ma posso anche scegliere la prospettiva di un particolare alunno, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Come si vede, esistono molti modi di produrre una descrizione e nella comunicazione orale non ci si preoccupa tanto di essere sistematici: i diversi referenti e le loro propriet\u00e0 vengono evocati man mano che si presentano allo sguardo o alla coscienza. I testi scritti consentono una maggiore pianificazione e le descrizioni dunque seguono ordini pi\u00f9 espliciti: si pensi alla famosa \u2018zoomata\u2019 sul lago di Como che apre i Promessi sposi, o a tutte le forme di descrizione rigidamente codificate all\u2019interno di moduli (come quelli anagrafici) o di protocolli scientifici (come le anamnesi mediche o le descrizioni di esperienze di laboratorio).<\/p>\n<h2>Lo sviluppo delle competenze descrittive<\/h2>\n<p>La percezione dello spazio \u00e8 una funzione cognitiva basilare, che emerge prestissimo nello sviluppo umano e che gi\u00e0 a pochi anni \u00e8 pienamente consolidata. La capacit\u00e0 di descrivere lo spazio, invece, cresce molto lentamente e ancora a dieci anni i bambini mostrano significative differenze rispetto agli adulti nella resa delle relazioni spaziali, sia nei racconti che nelle descrizioni di immagini statiche.<\/p>\n<p>Un primo ordine di difficolt\u00e0 ha a che fare con il patrimonio lessicale: per fornire una buona descrizione servono parole appropriate, ed \u00e8 noto che il lessico si amplia notevolmente fino a tutta l\u2019adolescenza, specie in chi segue percorsi scolastici.<\/p>\n<p>I bambini e i ragazzi incontrano per\u00f2 difficolt\u00e0 anche nel descrivere situazioni e oggetti familiari, per cui dispongono di tutte le parole necessarie: ci\u00f2 che manca in questi casi \u00e8 una vera e propria competenza descrittiva, come capacit\u00e0 di costruire un certo tipo di discorso con le sue specificit\u00e0 funzionali. Vediamo ora come si sviluppa questa competenza nei bambini di 4, 7 e 10 anni, basandoci sugli studi di Giuliano et al (2003) e Hendriks et al (2004) che hanno chiesto a bambini italiani, polacchi, inglesi e francesi e ad apprendenti di seconda lingua di descrivere l\u2019immagine di una piazza con molti oggetti e personaggi.<\/p>\n<p>A <b>4 anni<\/b> i bambini producono semplici liste di oggetti, che non vengono posizionati in alcun modo nello spazio, ma costituiscono semplici apparizioni, come in <i>Allora una casa. Poi una strada. Delle macchine. Una bicicletta. Dei signori. Un giornale<\/i>. Queste liste non sono totalmente disorganizzate, ma seguono spesso dei semplici principi di salienza percettiva: ad esempio vengono nominate prima le cose grandi, o di primo piano, o nella parte centrale della figura. A volte i nomi vengono specificati meglio con qualche modificatore, come in <i>una bici con un signore <\/i>o <i>una signora in bicicletta<\/i>, o raramente con sintagmi preposizionali localizzanti, come in <i>c\u2019\u00e8 una<\/i> <i>bicicletta sull\u2019albero<\/i>. Queste localizzazioni sono quasi esclusivamente topologiche, cio\u00e8 del tipo \u2018vicino a\u2019 o \u2018in\u2019. Quasi assente la localizzazione generale esplicita, cio\u00e8 che fa riferimento all\u2019immagine nella sua interezza, indicando che l\u2019oggetto vi si trova in alto, in basso o o al centro. Se si chiede di aggiungere dettagli, i bambini piccoli descrivono meglio gli oggetti (ad es il colore o l\u2019aspetto), ma quasi mai la loro collocazione spaziale.<\/p>\n<p>Anche a <b>7 anni<\/b> i bambini stentano a riferirsi all\u2019immagine nel suo insieme, con localizzazioni degli oggetti rispetto al quadro globale. Crescono invece notevolmente le localizzazioni locali, cio\u00e8 dei referenti gli uni rispetto agli altri, e se si chiedono precisazioni, esse ora riguardano anche la posizione degli oggetti. Aumenta la variet\u00e0 di preposizioni per esprimere relazioni (ad esempio <i>tra<\/i>), ma esse continuano a essere principalmente di tipo topologico, generico (<i>vicino, accanto<\/i>) pi\u00f9 che proiettivo (<i>davanti, dietro, sopra, sotto<\/i>) e queste ultime raramente sull\u2019asse laterale (<i>a destra\/sinistra<\/i>). Mentre gli adulti non hanno dubbi nello scegliere il relatum (o sfondo) tra gli oggetti relativamente grandi e fissi, rispetto a cui localizzare figure pi\u00f9 piccole e mobili, spesso i bambini di questa et\u00e0 seguono la strategie opposta, costruendo enunciati come <i>c&#8217;\u00e9 un albero vicino alle bambine che giocano<\/i>, che suona quanto meno curioso.<\/p>\n<p>Ancora a <b>10 anni<\/b> i bambini non collocano sistematicamente i referenti rispetto al quadro globale dell\u2019immagine, ma continuano a seguire la strategia del menzionarne uno e poi collocare gli altri rispetto a quello, senza che l\u2019interlocutore possa capire dove tutto ci\u00f2 si trovi rispetto alla figura nel suo insieme. Si veda ad esempio questo inizio di descrizione: <i>Allora vedo una + delle case. Poi m\u00f2 passiamo alla strada e alla gente e a tutto il resto<\/i>. Aumentano le relazioni proiettive tra referenti, che sono principalmente sull\u2019asse verticale (<i>sopra\/sotto<\/i>) e meno sugli assi sagittale (<i>dietro, davanti, oltre, di fronte<\/i>) e laterale (<i>a destra\/sinistra<\/i>). Le relazioni proiettive laterali richiedono di tener conto di tre punti di riferimento &#8211; 1) il tema, 2) il relatum e 3) il parlante o l\u2019ascoltatore \u2013 come in <i>la fontana<\/i> (1) <i>\u00e8 a destra (mia\/tua)<\/i> (3) <i>della piazza<\/i> (2), e si sviluppano pienamente solo in et\u00e0 adulta. Il significativo passo in avanti che si riscontra a 10 anni \u00e8 la costruzione di testi descrittivi che mostrano sempre pi\u00f9 coesione interna e assomigliano sempre meno alle liste sparse dei bambini di 4 anni: troviamo espressioni spazio-temporali come<span style=\"font-size: medium;\"><i>sempre\/ancora,<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> additive come <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>ancora\/altro <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">e l\u2019avverbio avversativo <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>invece, <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">che contribuiscono a dare l\u2019impressione di un testo in cui le diverse parti si tengono tra loro in modo pi\u00f9 stretto, con enunciati come <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>E poi vi \u00e8 un <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\">altro<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i> palazzo <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\">sempre<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i> vicino alle persone<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">. <\/span><\/p>\n<p>Questa evoluzione ha a che fare essenzialmente con lo sviluppo cognitivo e comunicativo, e solo in parte con quello linguistico. Ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dal confronto tra bambini e apprendenti adulti di una L2. Anche i livelli principianti, che dispongono certamente di mezzi linguistici pi\u00f9 rudimentali di quelli dei bambini nativi, non hanno difficolt\u00e0 a collocare gli oggetti rispetto al quadro globale della figura descritta, o ad esprimere relazioni proiettive di vario genere, tra cui quelle laterali, che abbiamo visto invece causare problemi fino a 10 anni.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019espressione della simultaneit\u00e0 tra azioni, anche questa presenta uno sviluppo lento durante tutta l\u2019infanzia e la preadolescenza. Prima dei 7 anni i bambini non esprimono quasi mai relazioni di contemporaneit\u00e0, ma le rendono come se si trattasse di azioni successive con connettivi quali <i>e, poi, allora<\/i>. A 8 anni (e comunque dopo avere svolto un percorso didattico sulla descrizione di azioni simultanee) troviamo espressioni come <i>Filippo sta: ## sta svolgendo dei co:mpiti. mentre gli altri: finiscono la merenda<\/i> oppure <i>Molti bambini stanno parlando: con la Bleonita? e lei nel frattempo: sta cercando di da(h)rgli un po\u2019 della sua merenda<\/i>. Tra i 7 e i 10 anni crescono di numero anche le subordinate temporali introdotte da <i>quando<\/i>, come in <i>Il bambino stava per annegare quando il cane vide una scala<\/i> oppure Q<i>uando la maestra entra# tutti si alzano e gli dicono buongiorno. <\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Redazione del testo: Gabriele Pallotti &nbsp; I testi descrittivi sono quelli in cui predomina una rappresentazione di uno spazio, che pu\u00f2 contenere oggetti o anche personaggi che compiono azioni. 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