{"id":399,"date":"2013-07-09T14:49:40","date_gmt":"2013-07-09T12:49:40","guid":{"rendered":"http:\/\/interlingua.comune.re.it\/?page_id=399"},"modified":"2016-12-27T12:55:37","modified_gmt":"2016-12-27T11:55:37","slug":"i-testi-narrativi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/interlingua.comune.re.it\/?page_id=399","title":{"rendered":"I testi narrativi"},"content":{"rendered":"<p>Redazione del testo: Gabriele Pallotti<\/p>\n<p>Tipicamente, una testo narrativo contiene un&#8217;ambientazione e uno o pi\u00f9 episodi che riguardano il personaggio o i personaggi. L&#8217;ambientazione pu\u00f2 essere detta anche\u00a0<strong>sfondo<\/strong>\u00a0della narrazione: si tratta delle circostanze preesistenti all&#8217;inizio del racconto o di quelle in cui hanno luogo i vari episodi narrativi. Gli episodi, o eventi, costituiscono invece la\u00a0<strong>trama<\/strong>: sono le cose che &#8216;accadono&#8217; ai personaggi. I diversi episodi sono spesso motivati dalle reazioni dei personaggi ad altri episodi precedenti: qualcosa accade, un personaggio ne fa una valutazione cognitiva e mette in atto dei comportamenti conseguenti. Ad esempio si crea una situazione problematica, il protagonista la valuta come negativa e mette in atto vari tentativi per risolverla.<br \/>\nQuesta sequenza situazione problematica-reazione psicologica-azione conseguente costituisce uno\u00a0<strong>schema <\/strong>alla base di molte storie. Gli schemi sono strutture astratte, generali, che servono per organizzare e ricordare le esperienze: ne esistono per tutti gli oggetti, ma anche per sequenze di azione abituali, come andare al ristorante o stare in classe. Gli schemi narrativi si riferiscono alle storie, al modo canonico in cui esse si svolgono: naturalmente, uno scrittore abile e particolarmente creativo pu\u00f2 infrangere gli schemi in molti modi, ma resta il fatto che la maggior parte delle storie, soprattutto quelle infantili, segue schemi ricorrenti.<br \/>\nIl testo di una storia consiste, altre che nell&#8217;ambientazione, del resoconto di una serie di eventi, che viene detta intreccio. L&#8217;intreccio pu\u00f2 riprodurre fedelmente la fabula, cio\u00e8 l&#8217;ordine cronologico degli avvenimenti, uno dopo l&#8217;altro; a volte abbiamo intrecci pi\u00f9 complessi, che seguono un ordine diverso dalla\u00a0<strong>fabula<\/strong>: \u00e8 il caso dei flah-back, delle anticipazioni, delle ellissi di certi eventi che saranno svelati e raccontati in seguito, e cos\u00ec via.<br \/>\nSempre nell&#8217;ambito dell&#8217;analisi del testo narrativo, si \u00e8 soliti individuare delle unit\u00e0 chiamate\u00a0<strong>sequenze<\/strong>: dei blocchi di azioni e eventi che hanno una coerenza logica, che si presentano quindi in modo unitario. Allo stesso modo, per analizzare questo tipo di testi bisogna identificare dei personaggi e, soprattutto, quali sono i loro\u00a0<strong>ruoli<\/strong>\u00a0nell&#8217;economia generale del racconto: a partire dalle analisi di Propp sulle fiabe, si \u00e8 visto che, a un certo livello di astrazione, moltissime narrazioni (e non solo quelle del folklore popolare) si presentano come il gioco di vari ruoli che interagiscono tra loro in forme pi\u00f9 o meno variate. Tra questi ruoli ricorrenti ci sono ad esempio quello dell&#8217;eroe, o protagonista, quello dell&#8217;antagonista, degli aiutanti dell&#8217;uno e dell&#8217;altro, della vittima che subisce gli eventi.<br \/>\nInfine, in una narrazione si possono distinguere due componenti o scenari: quello delle\u00a0<strong>azioni<\/strong>\u00a0e quello della<strong>coscienza<\/strong>\u00a0(Bruner 1991). La storia infatti, come si \u00e8 visto, pu\u00f2 essere raccontata come una serie di eventi che sono motivati da stati psicologici dei personaggi. Diversi generi testuali o stili individuali possono privilegiare maggiormente le dinamiche azionali o quelle psicologiche, ma queste ultime non sono mai del tutto assenti nei racconti degli adulti, se non altro come inferenze da trarre per dare un senso logico al comportamento dei personaggi.<br \/>\n<strong>Sviluppo della competenza narrativa<\/strong><\/p>\n<p>La competenza narrativa si sviluppa gradualmente durante l&#8217;infanzia. I bambini\u00a0<strong>fino a 4-5 anni<\/strong>\u00a0raccontano le storie essenzialmente in termini di\u00a0<strong>azioni che si susseguono<\/strong>. A volte queste azioni sono interpretate mediante la volizione (Tizio fa questo perch\u00e9 vuole &#8230;), ma raramente con interpretazioni pi\u00f9 complesse (Tizio fa questo perch\u00e9 pensa\/crede\/spera che&#8230;). A questa et\u00e0 le storie sono piuttosto brevi e consistono sostanzialmente di una o due sequenze in cui un protagonista compie una serie di azioni. Tra 5 e 8 anni si riconoscono e attribuiscono ad altri\u00a0<strong>emozioni complesse<\/strong>\u00a0come la vergogna, l&#8217;orgoglio, il senso di colpa. Verso i 5 anni si inizia a capire anche la logica del travestimento: ad esempio che un gattto rimane tale anche se porta la maschera di un cane, o che un cavallo dipinto a strisce resta un cavallo e non diventa una zebra, o che il lupo travestito da nonna resta il lupo e non diventa la nonna.<br \/>\nI bambini pi\u00f9 grandi,\u00a0<strong>verso i 10 anni<\/strong>, capiscono in genere bene la logica emotiva del racconto e le dinamiche psicologiche che spiegano le azioni dei personaggi. Anzi, \u00e8 stato dimostrato che i lettori di 11-12 anni che hanno punteggi pi\u00f9 alti nei test di comprensione sono ancque quelli che riescono a empatizzare con i personaggi e interpretare i loro stati interni. Tuttavia, non \u00e8 detto che, ancora a questa et\u00e0 (e in certi casi per tutta la vita), le narrazioni prodotte indulgano in molte analisi psicologiche, limitandosi spesso a un&#8217;espozione degli eventi.<br \/>\nPer quanto riguarda il\u00a0<strong>riferimento alle entit\u00e0,<\/strong>\u00a0i bambini pi\u00f9 piccoli spesso introducono i personaggi per la prima volta, invece che con sintagmi nominali indefiniti (c&#8217;era una bambina), con sintagmi definiti (c&#8217;era la bambina) o addirittura con pronomi (nel film c&#8217;era lei che voleva&#8230;.) o soggetti-zero (Ho visto un film dove [0] andavano &#8230;). In questi casi, presuppongono che l&#8217;interlocutore sappia di chi e cosa si stia parlando, anche se ci\u00f2 non \u00e8 vero. In altri casi, avviene esattamente il contrario: usano sintagmi pieni ed espliciti anche dove sarebbe sufficiente un pronome o un&#8217;anafora zero: C&#8217;era una bambina che viveva nel bosco. Un giorno la bambina and\u00f2 a passeggiare. La bambina era molto felice). Entrambi i fenomeni riflettono una difficolt\u00e0 di fondo a comprendere il punto di vista dell&#8217;interlocutore, ci\u00f2 che egli sa o non sa, ci\u00f2 che \u00e8 noto e ci\u00f2 che \u00e8 ignoto. Col passare degli anni questi fenomeni diminuiscono e, verso i 10-11 anni, scompaiono quasi del tutto. Essi per\u00f2 permangono nei soggetti &#8211; bambini, adolescenti e adulti &#8211; che si esprimono attraverso il &#8220;codice ristretto&#8221; (Bernstein), cio\u00e8 assumendo costantemente che l&#8217;interlocutore condivida i propri riferimenti e presupposizioni, producendo cos\u00ec una comunicazione del tutto o parzialmente implicita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Redazione del testo: Gabriele Pallotti Tipicamente, una testo narrativo contiene un&#8217;ambientazione e uno o pi\u00f9 episodi che riguardano il personaggio o i personaggi. 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