Una breve storia: le motivazioni pedagogiche

Redazione del testo: Mitia Davoli

Le motivazioni pedagogiche e una breve storia del progetto

Il progetto Osservare l’interlingua nasce dalla collaborazione tra Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Comune di Reggio Emilia e Scuole primarie e secondarie di primo grado della città, per dare vita a una ricerca sui processi di apprendimento e insegnamento della lingua italiana per bambini di origine straniera. In seguito, e in modo molto naturale, i destinatari degli interventi educativi sono diventati tutti i bambini, anche quelli che hanno l’italiano come lingua materna.
Il Comune di Reggio Emilia, impegnato da tempo nel contribuire alla qualificazione di progetti e percorsi educativi, collabora con le Istituzioni scolastiche per riflettere sulle metodologie, sulle didattiche, sui curricoli con un approccio di ricerca e sperimentazione, che assume l’educazione interculturale come un’occasione per accogliere e valorizzare le differenti competenze di ciascuno.
La scuola come luogo di esercizio di cittadinanza si offre come un contesto inclusivo in cui enti con competenze differenti possono individuare luoghi e modalità di confronto per definire obiettivi comuni e forme di collaborazione capaci di farsi carico di tutti gli alunni con le loro molteplici diversità.

“Cosa proponiamo alla classe che tiene dentro molti bambini stranieri e una varietà ed eterogeneità di livelli e competenze?”
Le insegnanti della scuola Collodi

Il progetto Osservare l’interlingua ha origine da domande che famiglie ed insegnanti di ragazzi stranieri  arrivati nella nostra città pongono alle Istituzioni scolastiche e all’Ente locale. I valori dell’accoglienza, del dialogo, del multilinguismo e dell’intercultura sono presupposti epistemologici che sostengono il progetto.
Nella scuola l’apprendimento della lingua italiana è importante, è atteso dai bambini/ragazzi, dalle famiglie, dalle insegnanti. Affrontare il problema della costruzione dell’apprendimento della lingua e il suo insegnamento, significa affrontare un percorso complesso che ha a che fare con aspetti cognitivi ma anche con aspetti più legati alle emozioni, ai vissuti, all’esperienza, alle diverse rappresentazioni del mondo, alle relazioni.
Pensiamo che l’attenzione allo sviluppo della lingua italiana debba essere inserito nella quotidianità degli apprendimenti e della vita scolastica perché una lingua si apprende nella relazione, nella comunicazione, dentro ad un contesto motivante e sollecitante.
Il percorso sperimentale è iniziato nell’anno scolastico 2006/2007 all’interno della scuola primaria Collodi. Nel tempo ha attivato una rete che coinvolge insegnanti di classe, educatori, mediatori linguistico-culturali, docenti universitari, tirocinanti, pedagogisti, famiglie e territorio per cercare di proporre una riflessione tra diverse professionalità che può permettere di avere uno sguardo valorizzante, per darsi il tempo della riflessione e dell’analisi, condividendo progettazioni e proposte didattiche vicine a ciò che i bambini stanno vivendo, alle loro competenze, alle loro potenzialità per comprendere i loro apprendimenti ed i loro processi.
L’apprendimento dell’italiano come L2 ricerca strategie didattiche e modalità di accoglienza attente alle differenti soggettività. L’apprendimento della lingua avviene in un processo di continuità e di variazione in cui sono parte integrante la creatività nella ricerca di parole pertinenti e l’invenzione di strutture, in un processo che evidenzia l’acutezza, l’intelligenza dei bambini nella elaborazione di teorie linguistiche provvisorie.
La sperimentazione educativa di Osservare l’interlingua vuole essere un contributo di riflessione a partire dal quale si possono costruire percorsi didattici per coinvolgere l’intera classe in itinerari di sviluppo delle competenze linguistiche e metalinguistiche.
Questa ricerca vuole attivare strumenti di osservazione delle interlingue dei bambini per valorizzarle, per dare legittimità alla comunicazione, anche quella che utilizza forme linguistiche imprecise che contengono “errori”, per non vincolare l’approccio ai contenuti disciplinari alla corretta conoscenza della lingua italiana.
Si tratta di una  ricerca che vuole costruire esperienze in cui i bambini possono esprimersi in lingua italiana attraverso differenti registri comunicativi: dalla conversazione spontanea alla richiesta di raccontare e narrare storie e situazioni vissute. Una ricerca per dare vita ad un’educazione linguistica veramente attenta alle competenze dei bambini (di tutti i bambini). Una ricerca che pone l’attenzione alla creazione di un clima di ascolto sensibile ed accogliente che parte dalla valorizzazione del sapere e del saper fare di tutti, considerando l’errore come un elemento del processo evolutivo.
Una ricerca in cui il ruolo dell’adulto è quello di porsi in un atteggiamento di “rispecchiamento” per attribuire fiducia alle competenze di ogni bambino.
Questa ricerca si pone anche l’obiettivo di suscitare la motivazione e l’opportunità dell’aiuto reciproco, di creare i contesti capaci di dare vita a responsabilità individuali e di gruppo partendo da uno stare bene insieme, di generare apprendimenti cooperativi e collaborativi.
Dare la possibilità ai bambini di trattenere le proprie storie registrandole, raccogliere le loro interlingue
di elaborare la narrazione frutto della negoziazione in piccolo gruppo (prima attraverso l’oralità e poi con la scrittura), di incontrare più linguaggi elaborativi e più discipline, significa dare forma ad un contesto di apprendimento condiviso in cui ognuno produce comprensioni nel livello di complessità che gli appartiene in quel momento, significa anche fare percorsi di approfondimento linguistico e metalinguistico.
Il progetto, partito nel 2006 su una sola scuola, nell’anno scolastico 2010/2011 è arrivato a coinvolgere 21 classi di diverse scuole primarie (Collodi Morante S. Agostino S. Bartolomeo Rivalta Pascoli Agosti) secondarie di primo grado (Fermi e Da Vinci). Dal 2010 è iniziato anche il coinvolgimento attivo degli educatori che collaborano in diversi servizi del Comune, per promuovere una maggiore integrazione progettuale e didattica tra il mondo della scuola e dei servizi extrascolastici.